Gratitudine e ingratitudine, piacere e dispiacere, fiducia
o sfiducia, sono tutte emozioni, contrapposte, e riconosciute.
Tra le tante ne esistono di primarie:
gioia, paura, tristezza, rabbia e
disgusto;
cinque emozioni così identificate da autorevoli fonti, alle quali, di recente, si è aggiunta
l’ansia, anche lei con lo status di primaria.
Un pacchetto deprimente solo a leggerlo.
Non si direbbe un’esistenza serena per chi si
percepisca conforme a questo standard di priorità e riconosca di vivere
quotidianamente secondo questa scaletta, anzi, appare una battaglia emotiva
persa sin dall’inizio.
Personalmente questa “classifica” le vedrei ben disegnate come profilo di un
abitante di Gaza, con unica gioia quando si renda conto che l’ultima bomba
esplosa a due passi da lui, lo ha lasciato illeso.
Per il resto un bagno costante di paura, tristezza, rabbia e disgusto; e ansia,
dimenticavo.
Tornando invece a sensazioni, emozioni che si
contrappongono, come quelle citate ad inizio post, nulla da dire.. se non
quando si parla di gusto, relegato “soltanto” al ruolo di uno tra i cinque sensi
comunemente conosciuti.
Infatti la maggior parte delle persone abbinano subito a questa parola solo
sensazioni alimentari, legate a percezioni di piatti e sapori.
Ma il “senso” di gusto non si esaurisce certo attorno alla bontà di una carbonara, può rappresentare infinite sfumature, una metafora di piacevolezze estetiche.
È possibile gustare un gradevole spettacolo teatrale come una splendida
giornata di sole o un’amabile passeggiata tra boschi e sentieri; al contrario,
la sua accezione negativa, il disgusto, è uno dei piatti forti
(per rimanere in tema gastronomico) delle principali emozioni attribuite al
genere umano.
Io la trovo una forma scorretta di inventario
emozionale.
Sembra che il fine ultimo di certo universo
psicologico sponsorizzi e favorisca un’esistenza costantemente in allerta,
utile a forgiare armature, scavare fossati, coltivare diffidenza e sospetto per
una vita che riserverebbe, in gran parte, solo angoscia.
Nessuna fiducia quindi, solo scetticismo e pessimismo, cosmico possibilmente, una visione leopardiana senza speranza.
Voi credevate che la vita fosse bella per principio, ricca soprattutto di amicizia, serenità, sorpresa, quiete, simpatia, spensieratezza, ispirazione, stima, amore, entusiasmo, meraviglia?
No.
State sognando la vita di un altro.
C’è da soffrire innanzitutto, avere timore, secernere astio, immalinconire, abbattersi
e deprimersi.
E se queste, alla fine, sono davvero le basi emotive
rivelate dagli specialisti del ramo.. perché non farsi coadiuvare da
un’analista esperto?
Da qualcuno che sappia mettervi in guardia, istradarvi sulla vera essenza della
vita, l’ipocrisia che la contraddistingue e la malvagità che la anima?
Contattate uno psicologo, forse siete ancora in tempo.
Prezzi modici. Massima serietà.
Tempo di cura spesso indeterminato.